Perché leggere i classici

Grandi speranze di Charles Dickens, ovvero quando ricredersi è una cosa bella

(Great Expectations)

Ammetto che quando ho incontrato questo libro per la prima volta al liceo pensavo fosse terribilmente noioso. La mia grande fortuna è stato un esame all'università che me l'ha fatto prendere in mano seriamente e leggere fino in fondo, quindi oggi posso dirlo: "Grandi speranze" affronta tematiche senza dubbio pesanti e ha atmosfere in molti punti piuttosto cupe. Ma è tutto tranne che un brutto libro. Viene pubblicato nel 1861, quando Charles Dickens era già molto famoso. Faceva letture pubbliche dei suoi romanzi più conosciuti e addirittura nelle Colonie aspettavano sulla banchina le navi che dalla Madrepatria trasportavano i giornali con le nuove puntate delle sue storie. 


Il romanzo racconta in prima persona la storia Pip, fin dalla tenera età: i primi anni piuttosto difficili, l'essere orfano affidato alla sorella - più grande e molto crudele - e al marito di lei, buono e dalla debole volontà. La sua vita fino a quel momento è stata vista come un peso non voluto e la sua prospettiva per il futuro è ereditare l'attività di fabbro del cognato. Un giorno, mentre è in visita alla tomba dei suoi genitori, viene avvicinato da un evaso e ciò metterà in moto tutta la vicenda: Pip deve aiutare l'uomo a liberarsi dai ceppi che porta ai piedi per evitare ripercussioni violente, ma poco dopo il carcerato viene riacciuffato insieme ad un secondo evaso. Ciò che più di tutto spaventa Pip è la possibilità che si venga a sapere del suo coinvolgimento nella vicenda, ma stranamente il carcerato non dice nulla e viene condotto via. Dopo questo incontro, sembra che la vita di Pip torni alla normale quotidianità a cui è abituato, ma la sua vita ormai ha ormai deviato in maniera inevitabile e riceve un'offerta piuttosto inquietante, ma che non può rifiutare: andare a casa della ricchissima e decrepita Mrs. Havisham che ormai da tanti anni non esce più di casa e giocare in compagnia dell'altera pupilla di quest'ultima, una bambina di estrema bellezza, ma dal cuore gelido. E per quanto possa sembrare una situazione strana e in certo senso "sbagliata", Pip ne rimane incastrato e se ne porterà dietro le conseguenze per molto tempo. 

La storia è un mistero che prima s'infittisce e poi si dipana pian piano attraverso le azioni del protagonista. Pip inizia come un ragazzo e diventa un uomo. Tutto ciò che vuole è il riscatto, liberarsi dalla condizione di ignoranza e bassezza che la sua estrazione sociale comporta e che Estella - la pupilla di Mrs. Havisham - puntualmente gli rinfaccia. Sente di valere di più, di meritare di più dell'essere il semplice apprendista fabbro del cognato. I motori che mandano avanti la vicenda sono fondamentalmente la fortuna, il denaro e il desiderio: la fortuna che all'inizio è contraria a Pip e con cui avrà un rapporto altalenante e burrascoso; il denaro che sembra agli occhi di un bambino povero poter comprare tutta la felicità del mondo, ma agli occhi dell'adulto invece può allontanare dalla vera felicità; il desiderio, sia come ambizione che come amore, il desiderio per qualcosa che manca sempre, che sfugge sempre, che sempre sarà oltre un confine invalicabile. Ci sono destini che forse anche la più forte delle volontà non può piegare. 

Vorrei aggiungere un'ultima cosa, un appunto di meta-letteratura. Nella prima recensione della rubrica Perché leggere i classici avevo parlato di Emile Zola e della sua denuncia contro una società sfruttatrice e disumana. In molti romanzi di Dickens troviamo la descrizione dell'Inghilterra dopo la Rivoluzione Industriale che affama i ceti inferiori. Tra le categorie di persone disagiate in cui lo scrittore si occupa di più troviamo sicuramente i bambini orfani, i più deboli in questo nuovo mondo divoratore. Eppure, le critiche volte da Dickens non saranno mai feroci come quelle scritte dai suoi contemporanei francesi: c'è molta più adesione al sistema, la forte identità inglese non spinge quasi mai a rivolte come quelle che si scatenano sul continente, Dickens sa bene come cavalcare la fama e sfruttarla. In "Grandi Speranze" si parla della vicenda di un uomo che rimarrà sempre chiusa in se stessa, non sfocerà mai in un'aperta critica sociale verso l'Inghilterra di quel tempo. E' una via di mezzo tra il voler mostrare qualcosa di sbagliato e il voler alla fine dei conti raccontare solo una storia.