Recensione di Aprile

Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, ovvero l'aspettativa mai saziata

(Olive Kitteridge)

Oggi parliamo di un libro uscito nel 2008. Da allora ha vinto il Premio Pulitzer 2009 per la Narrativa, Baricco ne ha parlato tra i libri più belli letti negli ultimi dieci anni su Repubblica, ne hanno fatto una miniserie e anche quella ha ricevuto nomination come se piovesse. Sarà.
Avevo detto che avrei fatto recensioni di libri che mi sono piaciuti e libri che non mi sono piaciuti (avevo anche detto che avrei fatto una recensione al mese, ma per ora facciamo finta di nulla). Questa è una via di mezzo: è ancora un po' presto per mettermi a demolire libri e sinceramente ho tanti libri fantastici che fremo dalla voglia di proporre. Avere il tempo per farlo sarebbe fantastico. Iniziamo intanto con Olive.
Esiste un posto - Crosby - nel Maine dove le vite delle persone s'intrecciano in uno stesso nodo. E questo nodo non è un fatto, un particolare, bensì una persona: un'insegnante in pensione, Olive Kitterigde, che guarda nell'animo di chi le sta attorno e sembra capire cosa si agita in essi. Sarà perché tutti sono passati per la sua settima classe, sarà perché possiede una grande sensibilità d'animo, nascosta però dal suo carattere aspro e irascibile; sarà perché anche lei condivide gli stessi pensieri. Olive, infatti, divide la sua vita tra un marito così ingenuo da <<voler vedere tutti sposati>>, un unico figlio che lei ama immensamente e per il quale si tormenta, un amore che non sarà mai, un padre suicida che ricorre spesso nei suoi ricordi e una vita che più procede più si fa spietata. E lei, davanti a tutto questo, finisce sempre per sdraiarsi sul letto e appoggiarsi all'orecchio la sua radio a transistor, mentre intorno le persone si sposano, muoiono, litigano e si amano. 

Olive è una figura centrale all'interno di una storia suddivisa in piccoli racconti autonomi. Lei è il filo comune di queste storie sempre diverse; a volte, Olive ne è la protagonista, in altri solo una lieve comparsa, un'ombra: il ricordo di un suo ex-allievo, una sensazione che provoca alle persone, un paragone con le altre vite. Olive non è un'eroina. E' solo una donna che stenta ad alzarsi tutti i giorni dal letto, come qualunque altra persona. Soffre, tanto, e a volte soccombe. Ma la forza di Olive è proprio quella di riflettere su tutto quello che le capita, di assorbire e di imparare. Per poi fare da esempio.

L'aspetto meno convincente di questo romanzo è la mancanza di una tecnica solida che unisca tutti i capitoli. Olive spesso non basta e risulta troppo artificiosa. Ne deriva una strana via di mezzo tra un romanzo e un insieme di racconti, che per me non funziona. Si cerca di collegare il tutto, ma di scrivere storie singole allo stesso tempo. I capitoli nei quali Olive è solo una comparsa non hanno senso per lo sviluppo della storia e a volte non si comprende pienamente ciò che vogliono trasmettere. Organizzare in modo diverso il libro - scrivere un insieme di racconti che non avessero nulla in comune o un romanzo organico ben strutturato - poteva valorizzare una scrittura e una psicologia brillante.

Olive Kitteridge è un libro da leggere perché offre alcuni spunti di riflessione molto interessanti, ma da esso non bisogna aspettarsi troppo: si rischia di leggere con un'aspettativa nell'animo che non verrà mai appagata.